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Piano del Consumatore Sovraindebitato

PIANO DEL CONSUMATORE SOVRAINDEBITATO: INDISPONIBILE IL QUINTO DI STIPENDIO CEDUTO

Importante pronuncia del Tribunale di Catania a cura di Cristina Rapisarda

La sesta sezione civile del Tribunale di Catania, con ordinanza n. 5902/16 dell’8/8/2016, in accoglimento del reclamo presentato da Italcredi contro il decreto di omologa del piano del consumatore emesso dallo stesso Tribunale in data 9/3/16, ha affrontato significativamente una delle fondamentali questioni applicative che pone la legge sul sovraindebitamento (legge n. 3/2012).

In particolare, l’ordinanza si sofferma sugli effetti e sulle ripercussioni che l’istituto della cessione del quinto dello stipendio/pensione produce sul piano predisposto dal consumatore sovraindebitato ai fini della ristrutturazione e dello smaltimento dei propri debiti. Come noto, in forza della cessione del quinto, si realizza una particolare tipologia di prestito personale che viene mensilmente ripagato mediante la cessione della quinta parte dello stipendio o della pensione; le somme, automaticamente trattenute, sono poi versate al mutuante o da parte dell’azienda datrice di lavoro o da parte dell’Inps nel caso in cui il cedente percepisca la pensione.

Ebbene, la questione che viene presentata all’attenzione del Tribunale è proprio se tale parte di stipendio/pensione concordata come oggetto di cessione possa ancora considerarsi nella disponibilità del debitore e sia tale dunque da poter essere inclusa e utilizzata nell’ambito del piano del consumatore per la soddisfazione delle pretese creditorie su di lui gravanti o se ciò non sia più possibile, con la conseguenza di rendere nullo il piano omologato che abbia considerato e ricompreso anche le somme già cedute.

Nel caso affrontato direttamente dal Tribunale di Catania, il piano presentato dal debitore includeva appunto nel progetto di ristrutturazione del debito anche il quinto di pensione che mensilmente il primo cedeva, per il tramite dell’Inps, all’ente creditore Italcredi, in forza di un accordo preesistente alla predisposizione del piano. Ebbene, rispetto a tale questione, la sesta sezione civile del Tribunale di Catania, dando vita ad un precedente giurisprudenziale di fondamentale importanza in tale direzione, si pronuncia nel senso di negare la possibilità di includere nel piano del consumatore le somme concordate dal debitore come oggetto di cessione con uno dei creditori, a seguito di cessione del quinto.

In particolare, il ragionamento seguito dal collegio si fonda sul riferimento all’art. 42 del DPR n. 180/1950 il quale stabilisce che “Sono nulli di pieno diritto i sequestri, i pignoramenti e le cessioni aventi per oggetto l’importo del prestito che il mutuante corrisponde all’impiegato o salariato, verso cessione di quote di stipendio o salario. Sono nulle del pari le procure e le delegazioni a riscuotere in qualsiasi forma rilasciate dall’impiegato o salariato per la riscossione dell’importo del mutuo. Sono inefficaci, rispetto allo Stato ed agli altri enti dai quali i cedenti dipendono, i sequestri, i pignoramenti e le alienazioni delle quote di stipendio o di salario cedute”.

Tale norma, specificamente dettata per lo stipendio-salario, si applica pacificamente, in forza della legge n. 80/2005, anche ai redditi derivanti da pensione e fa sì che il cedente di tali quote non possa compiere ulteriori atti di disposizione delle stesse a favore di altri soggetti, rendendo eventualmente nulli tali atti se posti in essere; allo stesso modo, sarebbe inefficace anche un eventuale atto di pignoramento di tali somme, dato che le stesse non possono più considerarsi parte integrante del patrimonio del debitore.

Ebbene, il decreto di omologa del piano del consumatore predisposto in conformità alla legge n. 3/2012 è proprio equiparato dall’art. 12 bis della citata legge ad un pignoramento vero e proprio e non c’è tra l’altro alcuna disposizione della legge sul sovraindebitamento che, derogando alla disciplina generale, escluda l’applicabilità in tale ambito dell’art. 42 DPR n. 180/1950.

Evidentemente il legislatore, pur prevedendo delle più favorevoli modalità di soddisfazione dei debiti per il consumatore mediante la disciplina della legge n. 3/2012, ha tuttavia lasciato ferma l’inopponibilità della cessione del quinto rispetto al piano dei sovraindebitati. Considerato ciò, la sesta sezione civile del Tribunale giunge allora alla conclusione che il quinto della pensione già ceduto non possa entrare a far parte del piano del consumatore, non avendone più quest’ultimo la disponibilità e afferma come debba di conseguenza considerarsi nullo il piano predisposto dal debitore che non aveva invece tenuto debitamente conto delle parti di pensione già concordate come oggetto di cessione a favore della Italcredi. Resta comunque sempre ferma, come sottolinea il Collegio, la possibilità per il consumatore di presentare un nuovo piano che escluda le somme già oggetto di cessione, in quanto l’art. 7 della legge n. 3/2012 considera inammissibile soltanto la nuova proposta di chi abbia fatto ricorso nel quinquennio precedente ad altra procedura disciplinata nell’articolo stesso, ottenendo altresì dei benefici.

L’ordinanza assume nel complesso notevole importanza in quanto è destinata ad incidere sulla posizione di tutti quei debitori che abbiano fatto ricorso all’istituto della cessione del quinto e che da questo momento non potranno più dunque sperare di vederlo abbattuto nel piano del consumatore.